Esistono, sul mercato tre tipologie di rigassificatori, essi presentano vantaggi e svantaggi, come tutte le diverse soluzioni tecnologiche. In Italia i rigassificatori in servizio sono:
Onshore (Panigaglia, SP)
Offshore GBS (Porto Viro, RO)
Offshore FSRU (Livorno)
Il GNL è ritenuto più costoso del gas naturale russo, perché?
Indubbiamente l’utilizzo del GNL ha costi maggiori di quello fornito dai gasdotti esistenti in quanto richiede l’utilizzo degli impianti di liquefazione all’origine, il trasporto via mare e quindi i rigassificatori per la immissione in rete.
Tuttavia, questo sistema risulta più economico rispetto all’approvvigionamento via gasdotto quando il fornitore è molto distante (oltre i 4000 km) e non può essere interconnesso attraverso le pipeline.
Quindi, in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, la fornitura da altre aree geografiche del globo potrebbe risultare più conveniente e porterebbe a ridurre la pressione esercitata da certi fornitori come attualmente sta facendo la Russia nei confronti dei Paesi europei.
Come Paesi fornitori non dobbiamo pensare esclusivamente agli USA, ma anche ad altre aree geografiche come ad esempio Qatar, Congo e Venezuela: sfruttare le risorse di metano disponibili in questi Paesi è possibile solo utilizzando il trasporto via nave e conseguentemente i rigassificatori.
È giusto puntare sul GNL o per sostituire il gas russo si potrebbe puntare su altre soluzioni?
Sebbene per un’oculata politica energetica occorrerebbe puntare in primo luogo sui risparmi energetici e sulle fonti d’energia alternativa e sulle rinnovabili, il gas naturale rappresenta una via obbligata e transitoria per la transizione energetica nel breve periodo.
In questo contesto puntare sul GNL consente di approvvigionarsi su un mercato più ampio e diversificato rispetto a quello raggiungibile attraverso il trasporto per pipeline.
Questa soluzione richiederebbe almeno un paio di nuovi impianti di rigassificazione da distribuire sulla costa italiana. La soluzione più veloce e meno impattante è quella di puntare a impianti Offshore FSRU, ovvero a rigassificatori galleggianti come quello di Livorno.
Certamente ciò richiede del tempo, occorre reperire sul mercato questi impianti galleggianti, realizzare le infrastrutture di ormeggio e il collegamento alla rete gas nazionale: si può pensare ad un periodo di circa 48 mesi.
Con il potenziamento del numero dei rigassificatori e la loro dislocazione in punti strategici del territorio costiero nazionale, l’Italia potrebbe diversificare le forniture e diventare, attraverso la rete del gasdotto nazionale che è interconnessa con la rete europea, un hub strategico per la politica energetica non solo nazionale, ma dell’intera UE.
Alberto Bertucco, Direttore del Centro Levi Cases
Giuseppe Maschio, Professore Ordinario di Impianti Chimici, Dipartimento di Ingegneria Industriale


